Ti amo, in tutte le lingue del mondo

La risorsa CIBO

Mi è capito poco tempo fa di lavorare con un cane “Cinese” e mi sono chiesto: ma in effetti cosa definisce la nazionalità di un cane? Il paese di nascita? (in questo caso avrei dovuto definirlo Italiano) L’origine della razza? (e allora l’avrei classificato Inglese essendo un Golden) oppure la lingua parlata dal proprietario? (che è il nostro caso, essendo per l’appunto Cinese).

Mi sono quindi ritrovato a classificare questo cane come Cinese considerando quelle 4 o 5 parole classiche (comandi) che il proprietario gli aveva (devo dire in maniera impeccabile) insegnato non tenendo conto di quanto la nostra comunicazione sarebbe andata ben oltre. Chiaramente non mi serviva conoscere il cinese per comprendere il cane perché il suo linguaggio era favolosamente universale. Niente di strano, a pensarci, ma vi assicuro che è una bellissima sensazione.

L’uomo e il cane sono due animali sociali e per questo motivo hanno sviluppato linguaggio e intelligenza per ottimizzare le interazioni.

L’uomo ha preso la direzione del linguaggio verbale che, essendo incredibilmente complesso e articolato, si è prestato ad innumerevoli interpretazioni diventate lingue e dialetti col passar del tempo. Queste lingue si sono talmente differenziate che, fondamentalmente, non rappresentano più una buona comunicazione anzi, a dire il vero, se parliamo con qualcuno che abita a qualche centinaia di chilometri da noi non capiamo una emerita CIPPA (ecco un esempio di una parola che cosa vuol dire esattamente lo sappiamo in pochi)

Il cane, invece, ha preferito tenere la comunicazione ad un livello più semplice dimostrando, come vedremo in seguito, di saper fare sempre scelte avvedute.

Chi ha esperienza con i cani sa benissimo quanto poco questi abbiano bisogno di parole. Anche negli addestramenti più complessi scopriamo ben presto che il nostro amico ha già capito cosa stiamo per fare e cosa vogliamo prima di pronunciare un comando. E’ dunque un animale magico? No (*vedi nota finale) è riuscito ad andare oltre utilizzando in maniera completa tutte le sue percezioni.

In educazione di base mi capita spesso di dover sottolineare con i proprietari l’errata abitudine di ripetere lo stesso comando se il cane non esegue; come se 10 volte “seduto” avesse una forza ed un peso maggiore rispetto ad un comando singolo.

L’entusiasmo

La formula, secondo me, è molto più semplice (e complessa allo stesso tempo).

  • Se il cane è attento e concentrato su di noi non ha necessità di avere ulteriori comandi.
  • Se il cane reputa che la persona dalla quale proviene il comando è capace di intendere e di volere e sa cosa sta facendo non ha problemi ad eseguire immediatamente.
  • Se il cane percepisce che la nostra pazienza e disponibilità è almeno pari alla sua (che deve sopportarci tutti i giorni) sarà molto felice di rispondere al nostro comando.
  • Il rinforzo positivo deve essere costante all’inizio ma comunque richiamato spesso anche quando il cane conosce bene il comando.
  • La varietà del rinforzo positivo aiuta a mantenere alto l’interesse e l’attenzione (cibo, pallina, corda, un orgogliosissimo bravo!)
  • Il rinforzo si dice positivo quando è bello, ed è bello se:
    • La pallina è un gioco che entusiasma anche noi. Non tutti i cani amano riportare la pallina o il bastoncino (questo accade solo nei film e nei cartoni animati)
Riporto o gioco?
  • Il cibo è una risorsa importante ma se il cane capisce questo nostro strano bisogno di origine mediterranea di rimpinzare chiunque amiamo con più cibo possibile si insospettisce e diventa anoressico!
    • Il BRAVO non è una parola, né un segnale o un comando. Ma la più profonda espressione di quanto siamo fieri di ciò che il cane ha fatto per noi. Non deve essere per forza associato a carezze anzi, per molti cani il fatto di essere toccati così amorevolmente ogni volta che eseguono un comando è il motivo per il quale spesso preferiscono far finta di non aver capito (Non è tanto dover eseguire questo fantomatico TERRA che non mi piace ma quelle mani sudaticce che continua a strofinarmi sulla testa ogni volta che lo eseguo)
    • Anche per la corda vale la regola che non tutti i cani amano le stesse cose, quindi se dopo i vostri 10 minuti di evoluzioni ed inviti con il gioco roteante nelle mani il cane vi guarda come per dire: Si molto bravo, sei proprio un pagliaccio…possiamo andare a casa adesso? Riponete, anzi, regalate il suddetto gioco e cambiate strategia.
Attirare l’attenzione

*Si, il cane è un animale magico che fa finta di essere normale per non alimentare i nostri già copiosi complessi di inferiorità.

Michele Caricato
Disegni: Lisa Riccotelli

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